Torniamo ad ospitare la penna storica di Ondarock Federico Romagnoli con quello che rappresenta una sorta di seguito di un suo vecchio contributo, risalente al febbraio 2022, in cui stilava una lista di diversi artisti russi che si sono espressi contro la guerra in Ucraina. Qui vengono invece tracciate le conseguenze di tali prese di posizione anti-governative: in buona sostanza, la scena russa è stata rasa al suolo e c’è più spazio solo per chi evita del tutto le critiche, anche le più sottili. Il pregio di questa lista è quello di andare a fondo, in artisti che hanno anche fatto parte della scena russa ma che oggi sono sostanzialmente silenziati. Se volete raschiare la patina oltre la solita azione di protesta delle Pussy Riot, che pure è ben coperta da tanti altri media, siete nel posto giusto. Anche perché Federico, come abbiamo visto precedentemente, sa come togliersi le lenti della critica occidentale. Buona lettura!
Quest’anno la Biennale di Venezia ha ottenuto grande attenzione per via della presenza di un padiglione dedicato alla Russia. In seguito alle inevitabili proteste la propaganda russa è corsa ai ripari, evocando lo spettro della censura.
Tuttavia, le proteste non pretendevano di bloccare la libertà d’espressione degli artisti o di danneggiare la cultura russa, bensì quella di limitare il raggio d’azione di un regime che in questo momento si sta prodigando in una lunga serie di crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale. Il padiglione è stato organizzato da Anastasia Karneeva, figlia di Nikolai Volobuev (dirigente della società statale Rostec) e collegata al ministro Sergey Lavrov tramite rapporti d’affari con la figlia, Ekaterina Vinokurova.
Gli artisti partecipanti, in presenza oppure tramite l’invio di opere e video, sono per la maggior parte beneficiari di fondi statali (Artem Nikolaev e Ilya Tatakov, membri dell’ensemble vocale Intrada; Maria Vinogradova, prima ballerina del Bolshoi; Ekaterina Rostovceva, membro dell’ensemble di musica tradizionale Toloka; eccetera).
Si tratta quindi di un’operazione fortemente politica che mira a ripulire l’immagine della Russia a livello internazionale. Sarebbe stato diverso se il padiglione avesse ammesso la presenza di artisti russi a 360 gradi, e pertanto anche di quelli dissidenti, che in Russia non hanno diritto di esprimersi, rischiano la prigione, vengono sanzionati e/o sono costretti all’esilio. Insomma, in realtà non sono l’Italia, l’Unione Europea o l’Occidente a silenziare la cultura russa, ma la Russia stessa.
Lo ha fatto durante l’era sovietica, con casi noti a molti anche in Occidente (Boris Pasternak, Aleksandr Solzhenitsyn, Iosif Brodsky, Rudolf Nureyev) e altri rimasti più nel mito locale (tutta la musica rock, inclusi nomi fondamentali come Boris Grebenshikov o Viktor Tsoi, costretti a distribuire le proprie opere sul mercato nero). I divieti cedettero più o meno di schianto con il crollo del comunismo e l’ingresso negli anni Novanta, e anche durante i primi anni di governo di Vladimir Putin la situazione sembrò rimanere nei limiti dello stato di diritto.
Nel 2013, con la censura a norma di legge di ogni forma di contenuto riguardante la comunità LGBT, iniziarono però a evidenziarsi le prime crepe del nuovo sistema (si precisa, rimanendo all’interno dell’ambito dell’espressione artistica, perché ovviamente su altri lidi i problemi erano emersi da tempo, basti ricordare i numerosi giornalisti della testata Novaya Gazeta assassinati a partire dal 2000). Nel 2022, con l’invasione dell’Ucraina, è arrivata la mannaia definitiva, e si è tornati a livelli poco meno brutali rispetto all’epoca staliniana, con tanto di liste di proscrizione di artisti considerati “agenti stranieri”, cioè quinte colonne al soldo dell’Occidente.
L’epurazione è stata trasversale e ha colpito sia le popstar sia la musica indipendente, che ha comunque pagato il prezzo più alto, data l’indole non accomodante che la contraddistingue. A farne le spese anche l’attività concertistica, con molti festival alternativi cancellati in via definitiva da un giorno all’altro – su tutti, l’evento moscovita Bol’ (Боль, “dolore”) – o costretti a sottomettersi al regime, licenziando i musicisti che avevano selezionato per sostituirli con quelli che vantano il benestare delle autorità, come successo al Signal (Сигнал) di Dzerzhinsky, allo Stereoleto (Стереолето, “estate stereo”) di San Pietroburgo o al Dikaya Myata (Дикая Мята, “menta selvatica”) di Aleksinsky.
Quest’articolo ha lo scopo di celebrare i più importanti musicisti russi che stanno pagando le conseguenze di questa situazione. Sono stati presi in considerazione in particolare i nomi inseriti nella lista degli agenti stranieri (categoria con cui il Cremlino classifica i propri oppositori politici, di fatto minandone i diritti civili e rendendoli facile oggetto di persecuzione) e quelli inseriti nella lista nera ufficiosa diffusa dalla testata investigativa Fontanka nel luglio del 2022, ai quali è stato vietato di esibirsi dal vivo e apparire in qualsiasi media diffuso sul territorio russo.
Gli agenti stranieri
Bi-2 (Би-2)
Il cantante Igor’ Bortnik (Игорь Бортник) e il chitarrista Aleksandr Uman (Александр Уман) sono nati e cresciuti in Bielorussia e lì hanno fondato la band. Tuttavia, da quando hanno intrapreso l’attività discografica hanno sempre avuto base a Mosca e tutti gli altri membri passati nella formazione sono russi, motivo per cui il gruppo è abitualmente ritenuto originario di entrambi i paesi.
Il loro mito è legato principalmente al secondo album, intitolato semplicemente Bi-2, che nel 2000 superò le 400mila copie e a oggi è uno dei dischi russi più streamati dell’epoca, grazie a undici gemme introspettive che mescolano rock alternativo, scorie elettroniche e influenze che spaziano dal britpop al post-punk.
Nel 2022 la band si è opposta all’invasione dell’Ucraina e ha rifiutato di suonare a Omsk perché il palco era stato decorato con l’iscrizione “Per il Presidente”. In seguito alla cancellazione di tutti i loro concerti, nel 2023 sia i due fondatori sia i membri più recenti hanno deciso di lasciare il paese, prima che la situazione peggiorasse ulteriormente. Durante un tour in Thailandia, il 24 gennaio 2024, è avvenuto un grave tentativo di repressione nei loro confronti: il console russo della città di Phutek, Vladimir Sosnov, ha infatti esercitato ingerenze sulle autorità thailandesi per farli arrestare. Il pretesto è stato un permesso di lavoro compilato male, irregolarità di poco conto che solitamente comporta una piccola multa: in questo caso invece la band è stata arrestata al completo ed è stata ordinata la loro deportazione in Russia. Fortunatamente, diversi membri vantano anche cittadinanza israeliana e australiana: le ambasciate dei due paesi sono così intervenute scongiurando il peggio e il 1° febbraio la band ha raggiunto Tel Aviv.
A oggi Bortnik, dal maggio 2023 ufficialmente inserito tra gli agenti stranieri, vive in Andalusia, mentre Uman si è trasferito a Riga. I Bi-2 rimangono comunque attivi sia pubblicando nuovi album sia andando in tour.
Face (Ivan Dryomin, Иван Дрёмин)
Trapper emerso nel 2015 grazie al solito ventaglio di brani su droga, violenza e marchi di lusso, nel 2018 ha pubblicato un album inaspettatamente politico, Puti neispovedimy (Пути неисповедимы, “Le vie sono insondabili”), con cui denunciava il degrado sociale, politico e culturale della Russia. Forse le basi strumentali, a metà fra hip hop da classifica e trap, avrebbero potuto osare di più. In precedenza aperto sostenitore di Alexei Navalny, Dryomin ha lasciato il paese dopo essersi esposto contro l’invasione dell’Ucraina, rifugiandosi in Polonia. Nel 2022 è stato inserito fra gli agenti stranieri e dal 2025 è ricercato federale.
Boris Grebenshikov (Борис Гребенщиков)
Leader degli Aquarium (Аквариум), in attività dal 1972, è forse il più importante musicista russo vivente. Dal 2019 vive a Londra, inizialmente per questioni lavorative, ma quando nel 2022 la Russia ha invaso l’Ucraina ha espresso posizioni contrarie con una tale veemenza da aver di fatto trasformato quello spostamento momentaneo in esilio permanente. Nel giugno del 2023 è stato inserito fra gli agenti stranieri per aver gettato discredito sull’esercito russo.
Grebenshikov ha trattato la situazione contemporanea in alcune delle sue canzoni più recenti, tuttavia chi volesse entrare in contatto con la sua produzione potrebbe trovare più utile ascoltare i suoi album storici, da annoverarsi fra i vertici della cultura popolare russa, in particolare Radio Africa (Радио Африка, 1983) degli Aquarium – sorta di enciclopedia che passa dalla new wave al folk, dal jazz-rock ai collage di trasmissioni radiofoniche – e Russkiy al’bom (Русский альбом, 1992), pubblicato a proprio nome, uno dei capolavori del folk rock anni Novanta. Per approfondire, si rimanda a questo articolo scritto per OndaRock.
Kasta (Каста)
Gruppo hip hop di grande successo, originario di Rostov sul Don e attivo dalla fine degli anni Novanta. Già nel 2021 uno dei suoi membri, Khamil’ (Хамиль), ha deciso di emigrare in Portogallo, avendo intuito la china che il paese avrebbe intrapreso di lì a breve. L’anno successivo il suo esempio è stato seguito dagli altri, incluso il rapper principale, Vladi (Влади), che si è stabilito a Cipro.
La band ha spesso trattato temi sociopolitici, innestando però una marcia in più a partire dal 2019, con l’album Ob iz”yane ponyatno (Об изъяне понятно, “Il difetto è evidente”), contenente Nash gimn Rossii” (Наш гимн России, “Il nostro inno della Russia”), appello contro il nazionalismo, e Vykhodi gulyat‘ (Выходи гулять, “Fai una passeggiata”), denuncia contro i metodi violenti delle forze dell’ordine. Nel maggio 2022, a commento dell’invasione dell’Ucraina, Vladi ha pubblicato come solista l’album Dlitsya fevral’ (Длится февраль, “Febbraio sta durando”).
Meno sperimentali di altri progetti hip hop presenti in questa lista, con evidenti influenze boom bap e pop rap, risultano tuttavia molto dinamici e scorrevoli all’ascolto, e sono fra i più coraggiosi dal punto di vista politico. Dal gennaio del 2025 Vladi è stato dichiarato ufficialmente agente straniero, mentre la band è nella lista nera di Fontanka dal 2022.
Ligalize (Andrey Menshikov, Андрей Меньшиков)
Il rapper è sulla scena dal 1994, quando era ancora minorenne, come membro di diversi gruppi e collettivi dell’epoca. Diventato solista nel 2003, raggiunge un notevole riscontro di pubblico con l’album XL (2006), in cui cerca di tenere il piede in due staffe, fra testi conscious hip hop e basi in parte influenzate dalle produzioni più pop e cinematografiche di Timbaland. Il 30 giugno 2023 fa uscire Mir! Vashemu! Domu! (Мир! Вашему! Дому!, “Pace! Alla vostra! Casa!”), che attacca di petto l’invasione dell’Ucraina e la violenza del regime russo nei confronti dei propri cittadini dissidenti, accompagnato da un video in cui Putin e la sua classe dirigente (militari, propagandisti, uomini di partito) vengono rappresentati con sembianze mostruose. Il ritornello è basato sulla citazione di un classico della canzone d’autore russa, Pesnya samoleta-istrebitelya (Песня самолета-истребителя, “Canzone dell’aereo da caccia”) del bardo Vladimir Vysotsky (Владимир Высоцкий), inno antibellico del 1968.
Subito dopo la pubblicazione del brano, Menshikov lascia il paese e si trasferisce a Vilnius. Dal dicembre del 2024 è inserito ufficialmente tra gli agenti stranieri.
Little Big
Progetto dance-pop guidato dai cantanti Ilya Prusikin (Илья Прусикин) e Sofya Tayurskaya (Софья Таюрская), sono famosi anche fuori dalla Russia grazie ai testi in inglese, anche se spesso più intenti a provocazioni da scuola elementare che a realizzare musica vera e propria (si pensi a tracce come Big Dick, Go Bananas e Skibidi). Si sono però scoperti sorprendentemente militanti dopo l’invasione dell’Ucraina: il 24 giugno 2022 hanno pubblicato Generation Cancellation, denuncia esplicita contro la guerra e la propaganda di stato. Il brano si distingue dal resto della loro pubblicazione per una base strumentale più curata del solito, con venature electroclash e synth-punk. Subito dopo la sua pubblicazione i due sono volati a Los Angeles, dove risiedono a tutt’oggi, e nel gennaio 2023 Prusikin è stato ufficialmente dichiarato agente straniero.
Mashina Vremeni (Машина Времени, Macchina del tempo)
Una delle band simbolo della Russia anni Ottanta-Novanta, sotto la guida del chitarrista Andrey Makarevich (Андрей Макаревич) e del bassista Alexander Kutikov (Александр Кутиков), entrambi anche cantanti.
Nati nel 1969, sono andati incontro nel corso del tempo a innumerevoli cambi di formazione, e il loro modus operandi fu condiviso dalla maggior parte delle rock band e dei cantautori sovietici del periodo, muovendosi per più di quindici anni fra la legalità (colonne sonore, festival di stato) e il sottobosco (concerti di fortuna, nastri distribuiti sul mercato nero senza il nulla osta delle autorità).
Nel 1986, grazie alla spinta della perestrojka, vengono ammessi nel catalogo dell’etichetta di stato, la Melodiya, e pubblicano il loro primo disco ufficiale, la compilation V dobryy chas (В добрый час,“Buona fortuna”), che esce nello stesso anno e raccoglie brani registrati nella prima metà del decennio, in parte per il cinema e in parte per i nastri illegali di cui si è fatto cenno.
Di lì a breve realizzano due album veri e propri, pubblicati entrambi nel 1987: Reki i mosty (Реки и мосты, “Fiumi e ponti”) e Desyat’ let spustya (Десять лет спустя, “Dieci anni dopo”). Uno contiene materiale di quel periodo, l’altro propone brani scritti in origine negli anni Settanta, ma registrati ex novo per l’occasione. Fra il 1986 e il 1988 la band supera i 6 milioni e 600mila dischi venduti.
La carriera è poi proseguita a passo spedito, toccando un altro grande successo nel 1997, con l’album Otryvayas‘ (Отрываясь, “Staccarsi”). Il loro stile si mantiene sempre nei dintorni di un pop rock al contempo orecchiabile e sofisticato, con arrangiamenti che variano di disco in disco, e nei momenti migliori anche all’interno dello stesso: si pensi al sopraccitato Reki i mosty, sedici brani per 63 minuti di eclettismo, capaci di muoversi fra new wave dalle tinte noir, ballate romantiche, electropop robotici, folk rock traversato da sintetizzatori fantascientifici, minacciosi blues rock e quant’altro.
I loro testi si sono spesso occupati di temi sociali, durante l’era sovietica sfruttando allegorie e metafore per evitare la censura, e in seguito diventando più diretti. I testi in assoluto più taglienti e militanti appartengono però alla carriera solista di Makarevich, con gioielli satirici come Putin i rybak (Путин и рыбак, “Putin e il pescatore”, 2013), che deride l’immagine da superuomo del leader russo, e Moya strana soshla s uma (Моя страна сошла с ума, “Il mio paese è impazzito”), presentata nel 2014 come commento all’invasione della Crimea.
Makarevich si è trasferito in Israele nel febbraio del 2022 e da allora vive lì in esilio. Dal settembre di quello stesso anno è ufficialmente nella lista degli agenti stranieri.
Monetochka (Монеточка)
Al secolo Yelizaveta Gyrdymova (Елизавета Гырдымова), si impone in Russia col suo secondo album, Raskraski dlya vzroslykh (Раскраски для взрослых, “Libro da colorare per adulti”, 2018). Il suo indie pop elettronico, con testi che si dividono tra intimismo e satira sociale, sorprende sin dal brano d’apertura, Russkiy kovcheg (Русский ковчег, “Arca russa”), che si scaglia contro il nazionalismo del proprio paese. La sua musica può risultare ostica in particolare a causa della voce acuta e bambinesca, che indulge negli stessi eccessi di alcune cantanti J-pop, ma la coerenza artistica e politica è ammirevole.
Nel maggio del 2022 ha lasciato la Russia e oggi vive in esilio a Vilnius. Nel gennaio del 2023 è stata inserita fra gli agenti stranieri.
Morgenshtern
Trapper di enorme popolarità, personaggio dal retroterra culturale interessante (la madre è ebrea, il padre era baschiro), è emerso nel 2018 e grosso del suo repertorio è incentrato sui temi tipici del genere, come già detto per Face.
Il 23 novembre 2021 Aleksandr Bastrykin, capo del Comitato Investigativo della Federazione Russa, l’ha accusato pubblicamente di spacciare droga online attraverso i social media: fiutato il pericolo, Morgenshtern ha lasciato il paese il giorno dopo, per non farvi più ritorno. Oggi vive in Israele, suona in tutto il mondo per la diaspora russa, continua a macinare numeri importanti su YouTube e i suoi guadagni rimangono elevatissimi.
Il 14 marzo 2022 ha pubblicato il singolo 12, che termina con le parole della madre del suo produttore, l’ucraino Vladislav Palagin (Владислав Палагин), in cui la donna racconta la fuga dai bombardamenti russi. A causa del brano, quello stesso maggio è stato inserito fra gli agenti stranieri.
Nel 2024 ha ribadito la propria militanza appoggiando sui social media le proteste antigovernative in Baschiria, repubblica della Federazione Russa situata a sud degli Urali, nonché suo luogo d’origine. La sua musica può far storcere il naso, ma la dignità che ha mostrato negli ultimi anni è fuori discussione.
Nogu Svelo! (Ногу Свело!, Crampo alla gamba!)
Nati proprio durante la disgregazione dell’Unione Sovietica e guidati dal cantante e bassista Maxim Pokrovsky (Максим Покровский), sono caratterizzati da un approccio eccentrico, frenetico e contaminatore, che li porta a frullare art punk, rock alternativo, ska, cabaret, marce, filastrocche e chi più ne ha più ne metta. Il loro quarto album, Sibirskaya lyubov‘ (Сибирская любовь, “Amore siberiano”, 1995), fu il primo registrato con un budget elevato e rimane un eccellente biglietto d’ingresso nel loro universo, grazie a una scaletta composta in parte da inediti e in parte da versioni registrate ex novo di loro brani antecedenti, fra i quali quel monumento alla bizzarria intitolato Haru Mamburu (Хару Мамбуру), cantato in una lingua inventata e diventato popolarissimo.
Un secondo apice è l’album V temnote (В темноте, “Al buio”, 2002), dall’approccio più smussato, malinconico e maturo, benché i loro primi quindici anni di carriera siano meritevoli d’attenzione da cima a fondo. In seguito si sono spostati verso uno stile morbido e radiofonico, sicuramente meno interessante.
Pur avendo toccato temi sociali nel corso della carriera non sono mai stati apertamente politici e militanti prima del 2022. Dopo l’invasione dell’Ucraina hanno tuttavia lanciato una sorprendente serie di attacchi diretti al regime, fra i quali Pokolenie Z (Поколение Z, “Generazione Z”), contro il nazionalismo, Ukraina (Украина), lettera di scuse alla nazione attaccata, e S Novym godom, synok! (С новым годом, сынок!, “Buon anno, figliolo!”), su due genitori che festeggiano il Capodanno dopo la morte al fronte del figlio.
Pokrovsky si è trasferito a New York nel 2016, ma ha continuato a fare concerti in Russia con la band fino al 2021, anno in cui ha cominciato a venire boicottato dalle autorità a causa del suo sostegno pubblico ad Alexei Navalny. Dal 2023 è indagato per discredito dell’esercito e inserito nella lista degli agenti stranieri
Noize Mc (Иван Алексеев, Ivan Alekseyev)
Rapper, cantante e polistrumentista attivo dal 2008, è inviso alle autorità da tempi non sospetti: il 31 luglio 2010 venne arrestato per aver attaccato le forze dell’ordine dal palco durante un concerto a Volgograd. Costretto sotto ricatto a scusarsi pubblicamente con un video, viene rilasciato la sera del 10 agosto e poche ore più tardi pubblica in rete 10 sutok (10 суток, “10 giorni”), cupa traccia hip hop in cui con le prime due strofe denuncia la corruzione e i metodi brutali della polizia, mentre con la terza prende di petto l’erosione della libertà di parola in Russia (con notevole lungimiranza, dato che in quel momento le restrizioni draconiane di oggi erano ancora distanti).
Il brano non rimane isolato, ma si inserisce in un percorso che lo vede commentare la società russa e le sue storture, fino all’apice di Vykhod v gorod (Выход в город, “Uscita per la città”), album pubblicato al termine del 2021, in cui dipinge un paese allo sbando, ormai pronto a trasformarsi in una dittatura militare e a mandare al macello una generazione di giovani, come poi verificatosi. Le basi si muovono tra rock alternativo, hip hop sperimentale e cupe ballate influenzate dai bardi locali, con tanto d’omaggi a eroi culturali che nelle proprie epoche vennero perseguitati dai rispettivi regimi, come il poeta Osip Mandelstam, morto in un campo di prigionia durante l’epoca staliniana, e Yegor Letov (Егор Летов), eroe del rock alternativo sovietico che nel 1985-86 venne internato in un ospedale psichiatrico, per poi tornare a produrre musica col medesimo approccio radicale una volta tornato in libertà.
Alekseyev vive oggi in esilio a Vilnius. Nel 2022 è stato inserito fra gli agenti stranieri e fra i ricercati federali con l’accusa di aver diffamato l’esercito.
Vasya Oblomov (Вася Обломов)
Cantante, rapper e polistrumentista, dopo un breve tentativo alla guida della band indie rock Cheboza (Чебоза), diventa solista nel 2011 e avvia la propria carriera come artista satirico, mescolando hip hop, indie pop e chanson (il cantautorato francese ha avuto una forte influenza sulla cultura russa, tanto da generare una scuola locale denominata russkiy chanson). Azzecca subito un notevole successo con Magadan (Магадан), intitolata a una città dell’estremo oriente siberiano, in cui sfotte la fissazione della cultura russa post-sovietica per le canzoni con protagonisti criminali.
Seguiranno molti altri brani fortemente politicizzati, come Mnogokhodovochka! (Многоходовочка), il cui titolo, non traducibile in italiano senza prendersi pesanti licenze poetiche, sta a indicare una strategia in più tappe che alla fine risulta fallimentare. Inutile specificare che il testo prende di mira la gestione statale di Vladimir Putin.
Oblomov ha lasciato la Russia poco dopo l’invasione dell’Ucraina e attualmente vive a Los Angeles. Nell’aprile del 2025 è stato dichiarato agente straniero.
Oxxxymiron (Miron Fyodorov, Мирон Фёдоров)
Rapper molto popolare, è stato dichiarato agente straniero e privato della cittadinanza nell’ottobre del 2022, subito dopo aver lasciato definitivamente il paese (attualmente vive in Italia). Il suo tour europeo di quello stesso anno, intitolato “Russians Against War”, raccolse proventi per i rifugiati ucraini. La propaganda russa ha tentato in tutti i modi di metterne in cattiva luce la figura e ha colto la palla al balzo quando, nel 2025, l’artista è stato accusato dalla giornalista indipendente Nastya Krasilnikova di aver abusato di tre donne quindici anni prima, quando erano ancora minorenni (i megafoni del regime si sono ovviamente ben guardati dal sottolineare come la stessa Karasilnikova, malvista dalle autorità a causa del suo attivismo femminista, viva in esilio in Israele dal 2022).
Pur ammettendo comportamenti genericamente ‘tossici’ nei confronti di una delle ragazze (sua ex), Fyodorov ha respinto tutte le accuse riguardanti molestie e violenza. Al momento non ci sono procedimenti in corso, a parte una denuncia presentata al Comitato Investigativo della Federazione Russa, che per ovvie ragioni non potrebbe essere considerato attendibile al riguardo (le indagini e le sentenze degli organi di regime non sono note per la loro imparzialità).
All’interno di una produzione altalenante, va segnalato l’album Krasota i urodstvo (Красота и уродство“, “Bellezza e bruttezza”), che nel dicembre del 2021, a un passo dall’invasione dell’Ucraina, dipinse il regime di Putin con sorprendente sdegno e chiarezza. È probabile che, se anche non si fosse mosso attivamente contro la guerra, i testi dell’album in questione l’avrebbero comunque fatto entrare nella lista degli agenti stranieri. Le basi si muovono fra industrial hip hop, trap, electropop e campionamenti orchestrali dal sapore cinematografico. La copertina del disco è un dipinto del già citato Boris Grebenshikov.
Pornofilmy (Порнофильмы)
Band punk rock fortemente politicizzata e critica nei confronti del regime, hanno problemi con le autorità sin dal 2016, quando il brano Nishchikh ubivay! (Нищих убивай!, “Uccidi i mendicanti!”) venne proibito in tutta la Russia. Il titolo faceva il verso a Kill the Poor dei Dead Kennedys e il testo denunciava l’indifferenza dello stato nei confronti delle classi sociali più disagiate.
Il loro stile è molto muscolare e melodico, risulta perfetto per i prezzi più frenetici, mentre pecca di qualche eccesso d’enfasi sui midtempo. La discografia è comunque di buon livello e tutti gli album dal 2013 al 2020 vantano brani meritevoli. Si segnala in particolare l’inno Eto proydot (Это пройдёт, “Questo passerà”), uscito nel 2020, che da un parte denunciava le ingerenze russe negli oblast’ ucraini di Donetsk e Lugansk, e dall’altro sembrò predire cosa sarebbe successo di lì a breve a livello di mannaia sul dissenso interno.
In seguito allo scoppio della guerra in Ucraina la band si è rifugiata in Georgia. Nel 2023 il loro cantante, Vladimir Kotlyarov (Владимир Котляров), è stato dichiarato agente straniero.
Zemfira (Земфира)
Esiliata in Francia dal febbraio 2022 e agente straniero dal febbraio 2023 a causa della sua contrarietà alla guerra e della sua attività concertistica a sostegno dei rifugiati ucraini, è la cantante russa più amata fra quelle emerse a cavallo dei due millenni. Tutti i suoi album sono antecedenti allo scoppio della guerra in Ucraina e anche pescando nel vecchio materiale non si trovano testi espressamente politici: tuttavia, le atmosfere cupe, l’alienazione e la depressione che emergono con costanza nei suoi componimenti restituiscono un ritratto efficace e immersivo della Russia degli ultimi trent’anni.
La sua musica si è sempre mossa sui binari di un rock alternativo con contaminazioni elettroniche, capace a volte di forti ammiccamenti radiofonici e altre di atmosfere più cupe e raccolte. Fra i suoi dischi più rappresentativi Prosti menya, moya lyubov‘ (Прости меня, моя любовь, “Perdonami, amore mio”), del 2002, e Vendetta (Вендетта) del 2005, i più venduti in Russia dei rispettivi anni.
Artisti nella lista nera mediatico-concertistica
Aigel (Аигел)
Duo composto dalla cantante d’etnia tatara Aygel’ Gaysina (Айгель Гайсина) e dal produttore elettronico Ilya Baramiya (Илья Барамия). Attivi dal 2017, hanno mostrato un’attitudine militante sin dal primo album, 1190, che conteneva Ariya sud’i (Ария судьи, “Aria del giudice”), vivido atto d’accusa contro il sistema giudiziario russo.
La loro proposta è un miscuglio di hip hop e art pop elettronico, con atmosfere che spaziano dal camp al noir a seconda dei momenti.
L’album Piyala (Пыяла, “Bicchiere”), del 2020, si distingue per essere cantato interamente in tataro, e la suggestiva title track, d’orientamento synthwave, è diventata uno dei più grandi successi di sempre nella lingua in questione.
Nel 2022, dopo essersi più volte opposti pubblicamente all’aggressione dell’Ucraina, sono finiti nella lista nera. Poco dopo Gaysina si è trasferita a Berlino e Baramiya in Montenegro. I due rimangono in contatto via internet e continuano a fare tournée insieme.
DDT (ДДТ)
Una delle più importanti rock band russe della storia, capitanate dal carismatico Yuri Shevchuk (Юрий Шевчук). Il 18 maggio 2022, durante un concerto nella città di Ufa, ha affermato:
La madrepatria, amici miei, non è il sedere del presidente, che va costantemente leccato e baciato. La madrepatria è una vecchia mendicante alla stazione che vende patate.
In seguito a queste parole la band è finita nella lista nera. Shevchuk non ha tuttavia abbandonato il paese e non è ancora stato inserito fra gli agenti stranieri, forse parzialmente protetto dalla sua enorme popolarità.
Attivi sin dagli anni Ottanta, con sonorità vicine all’hard rock, i DDT si sono gradualmente spostati verso il folk, toccando l’apice nel 1992 con lo storico album Aktrisa vesna (Актриса весна, “Primavera attrice”), graziato da arrangiamenti maestosi retti da jangle elettrici, arpeggi di piano e chitarre acustiche, tastiere d’atmosfera e saltuari interventi di flauto, su cui si sfoga la voce roca e passionale di Shevchuk, memore del grande bardo Vladimir Vysotsky.
Гречка (Grechka)
Cantautrice che ha ottenuto un certo riscontro con l’album Zvozdy tol’ko noch’yu (Звёзды только ночью, “Le stelle si vedono solo di notte”, 2017), impostato su un indie rock chitarristico che non brilla per originalità, ma i cui testi intimisti sono risultati efficaci presso il pubblico più giovane e urbano. Dal 2022, dopo essersi dichiarata contraria all’invasione dell’Ucraina, vive in esilio a Tbilisi.
Ic3peak
Composti dal polistrumentista Nikolay Kostylev (Николай Костылев) e dalla cantante Anastasia Kreslina (Анастасия Креслина), sono noti anche fuori dalla Russia grazie ai video decisamente sopra le righe e all’acume di sottotitolare in più lingue ogni loro canzone. Si muovono fra pop elettronico sperimentale, hip hop e industrial, spesso sforando nel kitsch più estremo. Le autorità russe ne sabotano i concerti sin dal 2018, a causa delle loro critiche alla politica interna del regime, e dal 2022, in seguito alle prese di posizione sull’Ucraina, sono entrati nella lista nera. Oggi Kostylev vive in esilio a Berlino, mentre Kreslina si è stabilita a Riga. I due si mantengono in contatto via internet e portano avanti il progetto.
Krovostok (Кровосток, Flusso sanguigno)
Trio hip hop dai testi violenti e surreali, che raccontano la criminalità locale con forti dosi di umorismo nero su basi minimali e ripetitive dal taglio sperimentale. I loro brani sono strutturati come flussi di coscienza e non ricorrono mai al ritornello, ciononostante hanno raccolto un notevole culto, in particolare nelle aree urbane e suburbane.
L’album Studen’ (Студень, “Gelatina”, 2012) è solitamente ritenuto il loro capolavoro.
I tre hanno problemi con le autorità sin dal 2015, quando il Servizio Federale per il Controllo dei Narcotici provò a far bandire la loro musica e a bloccarne il sito ufficiale: in quell’occasione la band riuscì tuttavia a vincere la sfida in tribunale (al tempo il paese aveva ancora qualche anticorpo democratico). Nel 2022, in seguito all’invasione dell’Ucraina e al blocco totale dei loro concerti sul territorio nazionale, i tre hanno lasciato il paese.
Loqiemean (Roman Khudyakov, Роман Худяков)
Rapper e produttore di culto, si è da subito opposto all’invasione dell’Ucraina, subendo un breve arresto il 24 febbraio 2022 dopo aver partecipato ad alcune proteste nel centro di Mosca. L’anno successivo è stato attaccato dalle istituzioni a più riprese: prima da Ekaterina Mizulina (guida della Lega per l’Internet Sicuro), la cui denuncia ha di fatto portato alla cancellazione del suo tour, e poi dalla Corte Distrettuale di Ostankino, che ne ha disposto un arresto di cinque giorni dopo che aveva postato la bandiera dell’UPA (Esercito Insurrezionale Ucraino) su Instagram.
L’evento ha spezzato la resistenza mostrata dall’artista fino a quel momento: una volta libero, il rapper ha pubblicato un video di scuse e ha interrotto ogni dissenso politico, venendo progressivamente reintegrato nel circuito musicale locale.
In una discografia magari troppo densa (sei album e cinque Ep dal 2017 a oggi), Sozhgi etot al’bom (Сожги этот альбом, “Brucia questo album”, 2019) spicca per originalità: superato il primo terzo della scaletta, in cui affiora qualche stilema trap di troppo, si avventura in una terra di nessuno fra hip hop sperimentale, electro-industrial e rock alternativo.
Louna
Band alternative metal piuttosto didascalica, finita in lista nera dopo che i suoi membri si sono espressi contro l’invasione dell’Ucraina. La cantante, Lucine Gevorkyan (Лусинэ Геворкян), vive attualmente in Israele.
Manizha (Манижа)
Nata in Tagikistan, ma cresciuta a Mosca, è nota soprattutto per aver preso parte all’Eurovision Song Contest 2021 col brano Russian Woman, nell’ultima edizione che ha ammesso la partecipazione del paese. Non è fra i nomi più entusiasmanti in questa lista, essendo la sua produzione orientata verso una musica pop piuttosto blanda e radiofonica. Merita ciononostante grande rispetto per l’attivismo sociale a favore dei diritti delle donne (in Russia ancora molto arretrati, in particolare sul tema della violenza domestica) e della comunità LGBT, nonché per l’opposizione alla guerra in Ucraina e per non essere fuggita dalla Russia nonostante la sua attività concertistica locale sia stata azzerata.
Valery Meladze (Валерий Меладзе)
Un artista che rappresenta i tanti risvolti culturali dell’ex Unione Sovietica: nato in Georgia, ha studiato in Ucraina e vi si è formato artisticamente come parte della rock band Dialog (Диалог), per poi spostarsi in Russia e lanciare la propria carriera da solista, ottenendo la cittadinanza nel 1995. L’autore della maggior parte dei suoi successi è suo fratello maggiore, il polistrumentista Konstantin, che ha scelto invece di diventare cittadino ucraino.
Pur essendosi stabilito in Russia, Valery si è sempre sentito vicino alla causa ucraina e ha preso posizione contro la guerra.
Va precisato che la sua figura non è immacolata: nel 2003 si iscrisse al partito di Putin, Russia Unita, per quanto il rapporto si incrinò già nel 2011 a causa della sua mancata partecipazione attiva. A ogni modo, pur con le sue ombre passate, si è schierato a discapito della sua carriera quando più contava farlo.
Durante un suo concerto tenutosi a Dubai, il 31 dicembre 2022, una persona del pubblico gridò “Gloria all’Ucraina” e l’artista rispose “Gloria agli eroi”: da quel momento non è più figura gradita in patria. Non è stato inserito fra gli agenti stranieri, ma gli sono state vietate attività concertistica e qualsiasi tipo di apparizione mediatica. Oggi vive in Spagna.
La sua musica non ha mai affrontato temi politici, ma il primo album come solista, Sera (Сэра, “Signore”), uscito nel 1995, rimane uno dei dischi di musica pop radiofonica più raffinati e sofisticati della sua epoca.
Mujuice (Roman Litvinov, Роман Литвинов)
Produttore di musica elettronica molto noto nei club delle metropoli, ha abbandonato Mosca per Los Angeles subito dopo l’invasione dell’Ucraina, a cui si è opposto sui social media. Non è stato dichiarato agente straniero: essendo un artista di settore del tutto ignoto al grande pubblico, il gioco non varrebbe la candela, ma va da sé che non gli sarà facile rimettere piede nel proprio paese.
Il suo album più celebrato è Downshifting (cantato in russo, a dispetto del titolo), uscito nel 2011 e ormai considerato una pietra miliare della scena indietronica locale.
Mumiy Troll (Мумий Тролль)
Guidati dal cantante Ilya Lagutenko (Илья Лагутенко), sono una delle rock band russe simbolo degli anni Novanta. Pochi giorni dopo l’attacco all’Ucraina, Lagutenko ha espresso la sua contrarietà al riguardo, ha annunciato lo stop a tutti i concerti sul suolo nazionale e ha lasciato il paese. La band è da allora stata inserita nella lista nera e Vitaliy Borodin della FPBK (Progetto Federale su Sicurezza e Lotta alla Corruzione) ha richiesto l’inserimento di Lagutenko fra gli agenti stranieri, benché l’atto sia poi stato lasciato in sospeso.
I Mumiy Troll non sono mai stati noti per un attivismo politico esplicito, ma hanno spesso commentato la società russa e le sue insicurezze, basti pensare al loro brano più celebre, Vladivostok 2000 (Владивосток 2000), sul grigiore della grande città che si affaccia sul Mar del Giappone, lontanissima dai centri del potere e della cultura europei. L’album da cui è tratta, Morskaya (Морская, “Marittima”), disco russo più venduto del 1997, si distingue per sonorità fortemente influenzate dalla scena britpop, pur abbinate alle cadenze tipiche della musica d’autore locale. È sorprendente constatare come il britpop sia stato pressoché incapace di influenzare le band statunitensi dell’epoca ma abbia invece trovato spazio sulla sponda orientale della Russia, peraltro con risultati di primo livello.
Si segnala anche il brano Vremya obid (Время обид, “Tempo di rancori”), che nel 2020 ha preconizzato dove sarebbero sfociate le continue tensioni alimentate dal nazionalismo russo in terra ucraina.
Alla Pugacheva (Алла Пугачёва)
L’artista femminile per antonomasia nella storia dell’industria discografica russa, nome di punta del pop sovietico, vive in esilio in Israele dal settembre 2022, quando suo marito, il comico Maxim Galkin, è inserito fra gli agenti stranieri a causa delle critiche verso l’invasione dell’Ucraina. Pugacheva ha fatto eco alle sue parole e ha chiesto di essere inserita fra gli agenti stranieri a sua volta, benché il regime non si sia ancora mosso in tal senso. La dice comunque lunga il fatto che neanche uno dei simboli pop dell’era sovietica si senta sicura sotto l’egida di Putin.
Il miglior biglietto d’ingresso alla sua produzione rimane lo storico album di debutto, Zerkalo dushi (Зеркало души, “Specchio dell’anima”), registrato fra il 1975 e il 1977 e pubblicato come doppio vinile nel febbraio del 1978: è il disco russo e sovietico più venduto di sempre, avendo piazzato 7 milioni e 753mila copie nei primi cinque anni.
Curato per la maggior parte dal grande arrangiatore e compositore di colonne sonore Aleksandr Zatsepin (Александр Зацепин), spazia dal funk alla chanson, dal pop orchestrale al jazz, con scorie disco music e prog a fare capolino qua e là. I testi sono perlopiù di stampo sentimentale, pur con qualche punta satirica – senza mai esagerare – verso la burocrazia statale sovietica.
Shortparis
Band post-punk con un discreto culto internazionale, hanno potuto suonare per l’ultima volta in Russia nel dicembre del 2023. Non hanno lasciato il paese, ma da quel momento si sono esibiti solo all’estero. Il loro cantante, Nikolay Komyagin (Николай Комягин), era stato brevemente arrestato nel febbraio del 2022, per aver partecipato a una protesta contro la guerra in Ucraina.
L’11 marzo dello stesso anno la band ha pubblicato il singolo Yablonnyy sad (Яблонный сад, “Il giardino di meli”), nuova versione di un loro inno antibellico che in origine vantava un arrangiamento dai timbri distorti e dalle atmosfere gotiche, trasformato per l’occasione in una marcia solenne supportata da un coro di veterani di guerra.
Il 20 febbraio 2026 Komyagin è morto per infarto al termine di un allenamento in palestra, a soli 39 anni.
Splean (Сплин)
Una delle band russe più amate fra fine anni Novanta e inizio del nuovo millennio, sotto la guida del cantante e chitarrista Alexander Vasilyev (Александр Васильев). Fino all’estate del 2022 la band ha proseguito la sua attività dal vivo senza problemi: i testi evocativi, ermetici e intimisti non sono mai stati percepiti come pericolosi dalle autorità.
Il 21 agosto di quell’anno però, durante un concerto a Voronezh, Vasilyev ha pronunciato un discorso commovente, che avrebbe pagato a caro prezzo:
È bello vedere così tante persone in cui si sono conservate la misericordia, la compassione e l’umanità, e che rifiutano la crudeltà, la violenza e l’omicidio. In queste notti buie, persino le canzoni in maggiore suonano tristi. Permettetemi, prima di salutarci, di suonare una canzone che vorrei dedicare ai gruppi Mashina Vremeni, Aquarium, Tequilajazzz e a tutti gli altri che hanno dovuto lasciare il paese per vari motivi. Ma noi speriamo che arriverà un giorno luminoso in cui tutti ritorneranno, e suoneremo qui per voi a Voronezh.
Subito dopo ha eseguito Vykhoda net (Выхода нет, “Non c’è via d’uscita”), fra gli inni degli anni Novanta locali, malinconica riflessione sul senso di alienazione provato da più generazioni di russi.
Già dal giorno successivo tutti i concerti della band sono stati annullati e pochi mesi dopo Vasilyev è emigrato in Spagna. Per il momento non è ancora stato dichiarato agente straniero.
La band vanta una forte reputazione e diversi suoi album sono d’alto livello: i fan della prima fase, quella antecedente al successo di massa, preferiscono il misto tra folk e art rock di Kollektsioner oruzhiya (Коллекционер оружия, “Collezionista di armi”, 1996) e Fonar’ pod glazom (Фонарь под глазом, “Occhio nero”, 1997), mentre il grande pubblico è legato a Гранатовый альбом (Granatovyy al’bom, “Album di melograno”, 1998) e 25-y kadr (25-й кадр, “25° fotogramma”, 2001), più vicini alle sonorità del rock alternativo.
Tequilajazzz
Guidati dal cantante e polistrumentista Yevgeny Fyodorov (Евгений Фёдоров, da non confondere con l’omonimo deputato ultranazionalista), sono una delle band di culto del rock alternativo russo. Nel marzo del 2022, poco dopo essersi espresso contro l’invasione dell’Ucraina, Fyodorov ha deciso di rifugiarsi in Estonia, per timore delle tante minacce anonime ricevute tramite telefono e social media.
Il batterista Alexander Voronov (Александр Воронов) ha abbandonato la formazione in quello stesso periodo: quando Fyodorov gli ha comunicato che non avrebbero più potuto suonare in Russia e l’ha invitato a seguirlo in un tour europeo, Voronov si è rifiutato di “suonare in territorio nemico”, di fatto ponendo termine a una collaborazione che durava dal 1993, anno di formazione della band. Una separazione che è specchio di quello che accaduto alla società russa in questi anni, dove collaborazioni, amicizie e addirittura rapporti parentali sono stati rovinati dalle diverse posizioni ideologiche sul conflitto.
I Tequilajazzz si sono da sempre distinti per la complessità della propria musica, ricorrendo spesso a tempi dispari, strutture metriche imprevedibili, giochi armonici e mescolanze stilistiche. Solitamente indicati come alfieri del post-hardcore locale, vantano un eclettismo che troppo spesso manca ai propri omologhi angloamericani: nel loro album più celebrato, Celluloid (Целлулоид, 1998), ricorrono per esempio ad arrangiamenti elettronici e orchestrali, nonché a passaggi jazz fusion, funk e rap.
In coda, vi proponiamo anche una playlist — redatta dallo stesso autore — per introdurvi più facilmente alla musica degli artisti trattati. Le uniche mancanze sono dovute alle limitazioni del catalogo Spotify, ma sono facilmente integrate con i link YouTube proposti qui sopra. Buon ascolto!
Di Federico Romagnoli
