Lugar Alto

2026

Funk Carioca

7.5

Il funk carioca è un universo incredibilmente vivace e frammentato, con decine di sottogeneri sviluppatisi in oltre trent’anni di storia. Grande punto comune è il concetto di impulso, inteso come energia comunicata dalla musica, sia esso un invito a ballare o qualcosa di più frenetico, meno incanalabile e quasi isterico, che tuttavia non ti vuole far star fermo. Il funk carioca è, nella stragrande maggioranza delle sue incarnazioni, party music, che trae le sue origini dall’hip hop della golden age ma sceglie poi come fonte di influenza Miami e le sue sonorità pop elettroniche, eccessive, tamarre. In queste acque, il frontman è più hype man che rapper: quasi tutti avranno in mente il pop rap latinoamericano di Pitbull o la crunk di Lil Jon, dove ogni manciata di secondi c’è un ad lib o un invito al pubblico, anche durante le strofe. Nel funk quasi tutto è campionato, e i pezzi ruotano attorno a una trinità costituita da un taglia e cuci di linee vocali, pattern ritmici distorti e semplicissime melodie di sintetizzatore. Un genere così impetuoso, di rapida fruizione e pensato per cannibalizzare materiale audio virale non poteva non spadroneggiare nell’era social; in una contemporaneità fatta di content creation maniacale si ha dunque la prevedibile golden age di questa musica arrogante, grimy, nichilista eppure irresistibile. 

Proprio sui social media trova popolarità DJ Ramon Sucesso: nel 2021 comincia a postare brevi video dove maciulla fulmineamente con un controller da DJ linee vocali, beat distorti e soundbites di TikTok fino a far tremare la telecamera. Il suo stile di funk si pone a metà tra la solidità pseudo-hip hop delle origini e la degenerazione timbrico-strutturale del mandelão: si percepiscono grandi capacità tecniche e cura nel mixaggio, ma queste doti forniscono solo un punto di ancoraggio per la creazione di una musica senza compromessi. Secondo lo spirito del funk mandelão, l’uso continuo di distorsioni digitali, pitch shift ed eccessi di saturazione rende ogni brano una vera e propria gara a chi si spinge oltre, a chi riesce a osare di più senza detrarre dal groove e dal coinvolgimento. I bassi clippano, i campionamenti quasi ostentano la bruschezza delle loro transizioni, e i suoni di synth sembrano l’ultimo guaito di tastiere giocattolo sciolte nell’acido. La bravura di DJ Ramon Sucesso sta nell’orchestrare questa cagnara rendendola memorabile, facendoti restare in testa il materiale che ha scelto e come ha deciso di utilizzarlo. Il primo Sexta Dos Crias (2023) è sostanzialmente questo: un disco scarno che vuole mettere in bella mostra la notevole abilità di Sucesso come DJ, senza particolare interesse nel conferire programmaticità al frenetico mix di campioni. Sexta Dos Crias 2.0 è invece assai più ambizioso – Sucesso mantiene ben visibile il suo virtuosismo nella manipolazione del materiale, ma lo accoppia ad arrangiamenti e melodie con più corpo, creando un sound degno di essere chiamato tale tramite un lavoro di fino sulle dinamiche, un interessante gioco sui silenzi e delle scelte strutturali coerenti.

Dischi come questo sono difficili da affrontare, perché le caratteristiche estreme del genere rendono necessario qualificare ogni decisione artistica inserendola in un contesto a suo modo disfunzionale. Nel funk carioca molto spesso rozzezza formale e cattivo gusto sono semplicemente strumenti di comunicazione da utilizzare, coscienti scelte estetiche che, unite a testi altrettanto scabrosi, conferiscono quella sporcizia che poi è il significato stesso del termine funk. In questo, il genere segue lo stesso processo liberatorio operato dalle origini musicali del termine – solo spinto oltre ogni limite. Il lavoro di Ramon Sucesso vale quindi come una perfetta introduzione a un tipo di musica comunque molto respingente per vari ascoltatori, in quanto si riescono a individuare legami col passato, e la logica secondo cui serve abilità per creare un prodotto di valore sembra essere rispettata. Allo stesso tempo, la lente attraverso la quale questa abilità è espressa, e le conseguenze che ne derivano, sono abbastanza estreme da riuscire a shockare. L’utilizzo di certi elementi base del lessico musicale appare totalmente alieno: ad esempio, l’attitudine smodatamente casinara convive con un tipo particolarissimo di minimalismo. Accanto agli interplay incendiari e ai massacri di dinamiche troviamo lunghe sezioni davvero spartane, dove un singolo campionamento vocale si ripete ad nauseam senza alcun arrangiamento dietro, per poi venir interpolato con altri sample, creando una brusca contrapposizione che rimane come sospesa nel vuoto per svariati secondi; infine, una semplicissima linea di synth sulle altissime frequenze arriva a giocarci sopra. La cosa incredibile è che questi momenti onnipresenti non allentano minimamente la pulsione quasi violenta della musica, ma sembrano piuttosto imbottigliarla; come un corpo che, pur non muovendosi, trattiene il respiro con tutti i muscoli irrigiditi. Laddove il minimalismo spesso assume un connotato meditativo o ipnotico, nel funk di Sucesso esso vive una sua coniugazione che sortisce l’effetto opposto, una tensione acida in fremente attesa di un elemento risolutivo.

Sexta Dos Crias 2.0 è quindi un disco adatto sia a chi non ha familiarità con una delle più grandi scene underground contemporanee, sia a chi già conosce il funk carioca e vuole un ascolto solido, che rende giustizia alle sperimentazioni del passato ma con un piglio molto moderno e un metodo assai raffinato nella sua follia. 

Condividi questo articolo:
David Cappuccini
David Cappuccini