LORENZO SENNI – CANONE INFINITO XTENDED
Premessa: la musica di Lorenzo Senni ci piace. Abbiamo accolto il suo approccio come una ventata di aria fresca e seguito con curiosità il suo percorso, in cui è sembrato aggiungere ad ogni passo ulteriore profondità al proprio mondo sonoro. Questo è culminato nella festa sensoriale a tutto tondo di Scacco Matto, secondo noi uno dei migliori album del 2020 e quindi, a ben vedere, uno dei migliori dischi italiani di musica elettronica pubblicati negli ultimi anni.
Da allora non abbiamo più ricevuto altri segnali da parte di Senni – del resto è salutare poter tirare il fiato dopo aver scalato una vetta. Era insomma tutto apparecchiato per farci drizzare le orecchie, quando qualche mese fa è stata annunciata una nuova uscita per Warp; non si sarebbe però trattato di un album, bensì di variazioni sul tema della già nota Canone Infinito, ottima traccia che ampliava il respiro nel flusso di Scacco Matto. Non esattamente materiale inedito quindi, anche se la prospettiva poteva essere interessante: entrare dietro le quinte del processo creativo di un artista, accedendo alle molteplici possibilità compositive inizialmente limate per arrivare alla forma definitiva di un brano, e scoprire quali diversi sentieri potevano dipanarsi da lì.
Invece, molto semplicemente, Canone Infinito Xtended è poco più che una raccolta di demo. Acerbe, grossolane, esposte crudelmente nelle proprie forme tagliate con l’accetta. Se si tratta di un’esplorazione tra gli appunti sonori di un lavoro artistico, questa si ferma alla formalizzazione di un’idea nel suo stadio più embrionale, dove la sostanza dell’ascoltabile si limita a offrire un punto di partenza. Alla base di ognuna di queste tracce c’è sostanzialmente un loop: un loop che funziona, che risveglia i circuiti neurali, che anche nella versione più scarna e a bassa definizione ci farebbe pensare “questo è un pezzo di Lorenzo Senni”. Procedendo con l’ascolto, però, si scopre presto che la base è anche la totalità della struttura, che rimane piatta a prescindere dalla propria estensione. Lo stesso segmento si ripete, si ripete, si ripete senza soluzione di continuità, impoverendo sempre più il già ridotto patrimonio di informazioni che ha da comunicare; come un girino agonizzante nello stagno in secca, sembra capitato in un ambiente ostile a ogni sua possibilità di sviluppo. La sensazione è quella di ascoltare la cruda trasposizione di una bozza di lavoro su un software musicale, dove magari si è creato un piccolo ma promettente incastro di suoni che viene temporaneamente esteso a colpi di copia-e-incolla, per poi lavorarci di fino in seguito: tutto quello che si ha nel frattempo è però un’inflessibile processione degli stessi profili d’onda che si susseguono. Certo, ogni 2-3 minuti si percepisce l’aggiunta di un effetto o una modulazione dei livelli, ma davvero ci si può accontentare di questo? La potenza di un pezzo come Canone Infinito – per come lo si trova in Scacco Matto – sta nella capacità di unire con grande naturalezza il piacere immediato di un tema memorabile e un attento lavoro sui dettagli, sviluppando una ricchezza di stimoli intorno al gancio efficace di una parabola dance. Il materiale contenuto in Canone Infinito Xtended manca completamente non solo di questa finezza, ma anche di un generale senso di direzionalità; anzi, l’assetto estremamente minimale con cui si presenta non fa che esasperare ulteriormente la carestia di sbocchi e soluzioni, trasformando l’ascolto in un test di resistenza. Si applica qui quanto scritto da Emanuele per l’ultima incarnazione dei These New Puritans, ovvero:
“È quindi solo un accidente il fatto che la durata di questi pezzi sia quella che possiamo infine constatare […]: potrebbero durare la metà, o il doppio, o il triplo o un terzo, e non cambierebbe nulla se non il tempo richiesto all’ascoltatore per arrivare alla fine.”
Gli stessi problemi si riflettono anche nelle parziali eccezioni a questo andazzo, come The Romantics were Prompted ed Equilibrium is Death. La prima ci prova almeno a far evolvere gli sprazzi di sintetizzatore in una forma narrativa/emotiva, ma comunque in maniera così basilare e flemmatica da non giustificare affatto i nove minuti di durata; la seconda è l’unico pezzo che non mi sarebbe sembrato fuori posto nelle elaborazioni ambient trance del Senni pre-2020, ma ripropone appunto una formula cristallizzata che lo stesso Senni ha già perfezionato e superato. Sintetizzando: in questi 40 minuti non c’è nulla di interessante per chi è già familiare con la musica del producer cesenate, e per chi non lo è, la sua discografia presenta decisamente appigli migliori da cui iniziare.
Vanno infine spese alcune parole sull’aspetto promozionale. Canone Infinito Xtended, pur suonando come una raccolta di materiale d’archivio poco rifinito, non è stato rilasciato liberamente come buffetto ai fan (similmente ai dump di Aphex Twin su Soundcloud, per esempio); si tratta di un’uscita ufficiale Warp, presentata dal vivo con evento apposito a Milano, in seguito al quale il press kit informa che “enthusiastic feedback sparked plans for a series of concerts in late 2025”. Non conosco lo stato d’animo di chi era presente all’esibizione o quali droghe potesse aver assunto per eventualmente esaltarsi di fronte a questi bozzetti scheletrici, ma di certo a livello di critica musicale e opinione pubblica è il lavoro di Senni che ha (giustamente) ricevuto meno copertura e spinta da almeno un decennio. Da dove, esattamente, arriva l’entusiasmo? A vederla così, sembra molto più realistico che la Warp soffrisse per l’inattività discografica di quello che a inizio decennio era un nome grosso del proprio roster e che abbia quindi voluto semplicemente creare un’occasione per riportarlo alla ribalta. Certo, c’era la possibilità di ricevere i brani in download gratuito su Bandcamp, ma solo per chi comprava entro la prima settimana anche una copia fisica di Scacco Matto; un disco, lo ricordiamo, uscito cinque anni fa. Soffia quindi un forte vento di pretestuosità sulla pretesa di appiccicare l’etichetta di “progetto artistico” a questa operazione; il che, unito alla povertà del contenuto, assomma a qualcosa che si piazza tra l’inutilità e lo spreco.

