THASUP – CARATTERE SPECIALE

Sony

2022

Pop Rap

Leviamoci subito di torno tutte le ovvietà del caso: Tha Supreme fa musica per liceali. La faceva in 23 6451 e la continua a fare in Carattere Speciale, con tutto il cringe e l’infantilismo tematico che ne deriva. Mantenere questo target raggiunta l’età universitaria porta con sé certe implicazioni e ipotesi sulla strategia e il significato del nuovo disco. Lasciamo stare quindi i testi e i messaggi veicolati – la solita pappa sulla marijuana sui fake e sul sentirsi diverso – e focalizziamo invece la nostra attenzione sul significato della decisione di non evolvere le fondamenta della propria musica. Dico “decisione” e non “incapacità” perché, come nel lavoro precedente, Davide Mattei continua a dimostrare grande bravura nell’incorporare elementi timbrici e strutturali provenienti da generi piuttosto diversi tra loro in maniera naturale ed efficace, processo che sottintende profonda consapevolezza di come costruire una canzone; ne consegue che, se volesse, sarebbe certamente capace di instillare nella sua musica la maturità acquisita – che nel periodo tra i 17 e i 20 anni dovrebbe essere parecchia. Eppure, questo aggiornamento non è avvenuto.

Perché? Il motivo che salta in mente è chiaramente di carattere economico e strategico. Grazie alla sua bravura e a tutta una serie di scelte stilistiche peculiari, Tha Supreme è riuscito a cementare la sua unicità nel panorama italiano dopo soltanto un disco e qualche singolo: adesso può godersi i frutti del suo lavoro, ancora senza il pericolo di passare di moda e quindi col lusso di poter fare un secondo album prendendosi zero rischi, con inoltre la possibilità di accaparrarsi qualsiasi feature possa servire a raggiungere un pubblico ancora più ampio. Un’altra versione di questa storia potrebbe essere quella che vede un ragazzetto inghiottito dal business, non tanto desideroso quanto costretto a fare determinate scelte per non essere tagliato fuori dal giro, con la paura di allontanarsi da ciò che lo ha reso così popolare. Tra questi due estremi risiede probabilmente il vero: alcune scelte imposte, altre ragionate, varie opportunità che non potevano essere facilmente ignorate. Questo cocktail di circostanze ha finito inevitabilmente per portare a un disco fallato, ma comunque in grado di suscitare interesse: in particolare, riflessi dei pregi del producer romano possono essere paradossalmente scorti guardando bene dentro a certi difetti di Carattere Speciale. Pensiamo ad esempio ai feature: il disco è pieno di ospiti patetici, da Coez a Tiziano Ferro a Rkomi ai Pinguini Tattici Nucleari, che servono unicamente ad ampliare il più possibile il target di persone raggiungibili. Nonostante ci siano evidenti tentativi di costruire le canzoni del disco per assecondare la personalità di ciascuno di questi pagliacci, ogni volta che compare uno di loro il pezzo peggiora drammaticamente: sembrano tutti pesci fuor d’acqua, relitti che scimmiottano un approccio che non riescono a decifrare. Al contrario, ascoltando come Tha Supreme dialoga con le sue basi si capisce che il suo approccio alla metrica, agli hook e ai cori è tutt’altro che scontato, tutt’altro che banale.

Ora, per arrivare a ciò bisogna ingoiare un bel po’ di bocconi amari, vari oOoOoaAoOoOo fakeeee che fanno venire voglia di staccare a morsi l’imbottitura delle cuffie, ma in mezzo a queste stronzate si continua comunque a intravedere il valore di una persona in grado di miscelare senza sforzo calde chitarre folk e beat trap, linee di basso da videogioco e parti di piano al limite dell’honky tonk. Questa è l’importante differenza con gli altri cialtroni dentro questo disco, one-trick ponies tenuti in piedi solo da un determinato timbro vocale o da un certo modo di mettere quattro banalità in rima. Purtroppo, il fatto che ci sia un ospite in quasi ogni traccia priva Tha Supreme della possibilità di costruire un pezzo che funzioni, cosa che in 23 6451 era invece riuscito a fare con scuol4 e blun7 a swishland; ciò rende Carattere Speciale un lavoro davvero difficile da salvare, e ci lascia nuovamente a sperare che le circostanze del prossimo album permettano un cambio di rotta.

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David Cappuccini
David Cappuccini