CONTAINER BELLO

IL PRIMO EP IMPERDIBILE DI QUEST’ANNO

AZU TIWALINE & AL WOOTTON – ALANDAZU

Livity Sound

2022

UK Bass, Dub Techno

Il solidissimo percorso di esplorazione ritmica della Livity Sound è in gran parte caratterizzato da uscite che esplorano i lati meno rumorosi e più mutevoli degli stili al confine tra UK bass e techno. Ultimamente l’etichetta inglese sta però aggiungendo nuove frecce al proprio arco cercando di captare le forze creative di giovani artistə dalle provenienze e influenze variegate, mantenendo così un’identità creativa fresca e ispirata nonostante abbia da poco festeggiato il decennale di attività. Uno dei progetti più attuali vede l’incontro di due producer emersə recentemente ma già affermatisi come nomi distintivi della scena. Al Wootton è un artista prolificissimo che ha già all’attivo una mitragliata di EP e un album d’esordio in cui esprime tutta l’abilità nel maneggiare gli stili dell’elettronica inglese tra bassi distorti e ritmi spezzati; Azu Tiwaline è una talentuosa producer tunisina che si è fatta notare con una proposta originale in cui si fondono umori illbient, ritmi UK bass e spezie del folklore nordafricano. Due creatività diverse ma affini che hanno trovato un punto d’incontro ideale sotto l’egida di una passione comune: l’amore per il suono dub techno. Così insieme alle fioriture primaverili vede la luce Alandazu, che si afferma come il primo EP di quest’anno a saper costruire una propria importanza oltre gli steccati dei generi.

Le sonorità dub applicate al battito della techno sono tra le più influenti della musica elettronica degli ultimi trent’anni, con una riconoscibilità che spesso le porta ad essere cristallizzate nella forma. Non che sia impossibile donare loro nuova linfa in assenza rivoluzioni sostanziali, come dimostra ad esempio tutta la notevole carriera di Rod Modell, ma è un fatto che molte produzioni (anche di buona fattura) che costeggiano questi lidi non superino le definizioni tratteggiate da Ernestus e von Oswald a inizio anni ’90. Quando queste strutture vengono rielaborate in contesti più sperimentali, solitamente a venire sviluppata nel gioco di riverberi e stratificazioni è la componente più squisitamente ambientale (un buon esempio sono le produzioni di Sa Pa); non è altrettanto frequente incontrare un approccio originale all’aspetto ritmico. Questo però è proprio ciò che avviene in Alandazu, dove tutte le gloriose oscillazioni dub vengono costantemente infuse di ritmi spezzati e spinte percussive. Le emanazioni ipnotiche della tradizione vengono rimasticate da una propulsione costante di battiti e finiscono per fare da propellente a pattern ritmici mai domi e in continua mutazione. Blue Dub in apertura è una dichiarazione d’intenti: una versione aggressiva e scurissima delle tecniche dub, che danno profondità a un terreno musicale terremotato da spirali percussive sempre pronte a squarciarsi per ricostituirsi più pressanti, più evolute. Anche quando i pattern si concedono una maggiore morbidezza, come nell’apertura 2-step à la Burial di Light Transmission, la progressione dei brani li porta ad irrobustirsi di arsenali poliritmici ed effettistica eterodossa. Va detto che per costituire il vivido panorama sonoro di queste quattro tracce, oltre ai beat senza requie, è strumentale tutto ciò che accade intorno: e cioè una spessa coltre di pennellate scure che flirtano con il rumore e la dissonanza arrivando a lambire atmosfere post industrial e dark ambient, con effetti che ricalcano un gioco di ombre. Prendete Nine Points: un pezzo che inizia come se fosse prodotto da Haxan Cloak e che anche quando arriva a costruire un incedere ricamato e danzereccio non smette di essere tormentato da clangori, richiami spettrali, frequenze minacciose. È così che ritmica intelligente, fascinazione dub e vocazione esoterica si fondono in un amalgama potente, rafforzandosi l’una con l’altra. La traccia finale, quasi totalmente ambientale, suona come una sorta di remix Livity Sound della colonna sonora di Chernobyl: nella sua capacità di essere avvincente anche con l’armamentario ridotto all’osso, evidenzia ancor di più l’inventiva vorace di Wootton e Tiwaline e chiude un EP che sa mirare ai fianchi e alla mente. Orecchie sintonizzate sulle prossime uscite.

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Roberto Perissinotto
Roberto Perissinotto