CONTAINER BELLO

UNA NUOVA BRILLANTE PROMESSA DEL JAZZ MICROTONALE

LINGYUAN YANG – CURSED MONTH

Chaospace

2025

Avant-Jazz

8

Mentre scrivo queste righe, il chitarrista Lingyuan Yang è già nei Paesi Bassi a conseguire un Master in composizione al Conservatorio Reale dell’Aia; tuttavia, il suo background culturale va ricercato altrove – e non soltanto perché è di origini cinesi. Yang si è infatti formato artisticamente nel florido ambiente accademico di New York: tra il 2021 e il 2025 ha frequentato la New School, ottenendo un Bachelor dopo aver avuto l’opportunità di studiare con alcuni dei più illustri protagonisti dell’attuale scena improvvisativa e contemporanea della Grande Mela. Sono tutte informazioni facilmente reperibili su internet, tra press-kit e interviste assortite, ma la vicinanza di intenti e sonorità con i maggiori esponenti del panorama avant-garde newyorkese si può facilmente desumere già all’ascolto dei primissimi secondi di Ritual Fire, il brano che apre Cursed Month e che segna l’esordio discografico del suo trio. All’inizio, il pianista Shinya Lin imbastisce con la mano destra un tema tetro ed erratico, centellinando le note come se queste entrassero nella composizione inciampandovi accidentalmente; la sinistra, invece, ricopre il ruolo che dovrebbe essere del basso (assente in formazione) fornendo il sostegno ritmico tramite accordi dissonanti, supportati a loro volta dal contributo della batteria (Asher Herzog) e della chitarra. In più, Yang sfrutta la live electronics per modificare il suono del suo strumento, amplificando le vibrazioni delle corde nei momenti più sostenuti e aumentando così il senso di tensione ominosa che anima il sound complessivo del gruppo. Se avete ascoltato A Pouting Grimace di Matt Mitchell troverete lampante il filo che collega, tanto negli intenti quanto nelle sonorità, questa musica con le emanazioni più oscure di quel disco (cfr. heft).

Con una presentazione del genere, non sorprende quindi constatare che Yang ha ereditato da Mitchell – e da molti altri dei suoi mentori alla New School, come Kate Gentile, Eric Wubbels e Peter Evans – uno spiccato gusto compositivo votato per una musica poliglotta, iper-virtuosa e cerebrale, che si dipana lungo traiettorie indecifrabili perseguendo una terza via tra scrittura e improvvisazione. Come già accadeva nell’opera di tutti questi artisti, anche nei brani di Cursed Month il baricentro melodico e strutturale appare continuamente instabile e in perenne mutamento. Metri irregolari si incastrano uno dietro l’altro in rapida successione; brusche accelerazioni e decelerazioni scombussolano continuamente il flusso musicale; le parti di pianoforte e di chitarra si esprimono in contrappunti lineari che sembrano interagire quasi per accidente; l’uso delle dinamiche è spregiudicato, con parti più quiete che progressivamente si increspano ed esplodono in voluminose masse sonore. Una tale complessità ritmica e armonica riallaccia la musica di Cursed Month a una ovvia tradizione di musicisti free e post-free che, da Cecil Taylor in avanti, hanno espresso un jazz simultaneamente calcolato e deflagrante, mentre l’umore sinistro e l’irruenza timbrica avvicinano concettualmente il sound di questo gruppo a quello degli Starebaby di Dan Weiss. In numeri come Send Off the Ghosts e Bloodstain, dove l’interplay del trio si fa più caotico e il batterismo di Herzog più straripante, il suono di Cursed Month si avvicina perfino alle asperità dell’avant-prog degli Extra Life e all’irruenza del jazzcore di John Zorn. (Questo processo è intenzionale: non solo Yang è un appassionato ascoltatore di metal, ma Herzog nei suoi Porcelain Vivisection suona proprio musica di questo tipo.) Altrove, come sulla già citata Ritual Fire, su Moondial e su The Sound of the Mountain, questa influenza è mitigata da un approccio più contemplativo, che esalta la vicinanza a forme più cervellotiche della musica classica contemporanea come la New Complexity: non a caso, in un’intervista per The Tonearm Yang dichiara esplicitamente che molte delle tecniche compositive utilizzate sono state partorite dopo lo studio delle partiture di Brian Ferneyhough.

Il tratto che contraddistingue maggiormente la musica di Cursed Month è però l’esplorazione dei temperamenti inequabili e la loro integrazione in un contesto jazz. È un tema che Yang ha studiato lungamente sotto la guida di Anna Webber – che proprio negli ultimi anni ha cominciato a portare queste ricerche anche su disco, vedasi Shimmer Wince – e che è già stato alla base di alcune sue composizioni per quartetto d’archi (The Heart of Ge’Nyen e Interference). Se lì Yang sfruttava l’intonazione naturale, per Cursed Month ha deciso invece di sondare le possibilità offerte da una chitarra accordata a quarti di tono. Di per sé, il fraseggio di Yang discende direttamente dalle più evolute emanazioni del linguaggio bebop per tramite dell’esperienza di innovatori come Joe Morris, da cui peraltro riprende la scelta di non applicare distorsioni per esaltare la chiarezza delle sue linee strumentali. L’armonia microtonale e l’utilizzo di software di live electronics, però, ne espandono la palette sonora e gli conferiscono un’aura vagamente disturbante, come di un oggetto familiare che assume inaspettatamente connotati più alieni.  Tale sensazione viene ulteriormente amplificata dall’interazione inusuale tra la chitarra e il pianoforte di Lin, accordato invece in maniera standard. Quest’ultimo satura il registro più grave, risultando così come il principale artefice della heaviness del trio; così, Yang ha più spazio per i suoi assoli, che sembrano infilarsi tra le intercapedini più anguste dei martellanti accordi del piano che gli offrono il sostegno ritmico (cfr. Ritual Fire, Send Off the Ghosts e Spring Snow).

In fin dei conti, è proprio l’aspetto microtonale quello più interessante dell’intera operazione di Cursed Month, ed è questo che ne determina l’assoluta originalità rispetto all’attuale produzione artistica di New York. (Pure lo stesso Yang sembra essersene reso conto, e infatti – molto giustamente – i suoi nuovi progetti musicali in Europa si stanno concentrando proprio sull’uso di temperamenti inequabili.) Se la ricchezza e la densità strumentale rendono questo lavoro estremamente appetibile ai frequentatori più assidui dell’avant-jazz e della musica contemporanea, la varietà timbrica offerta dalla microtonalità, dall’elettronica e dalla chitarra in clean immersa in un contesto tanto ostile amplia di molto la possibile platea cui Cursed Month è rivolto: dagli amanti del progressive rock, quelli del metal più evoluto e di frontiera, passando per i curiosi verso musiche e accordature non occidentali, la peculiarità del linguaggio di Yang non può passare inosservata. Un ultimo plauso va dedicato infine alla Chaospace, l’organizzazione culturale cui afferisce l’etichetta (co-fondata dallo stesso Lin) che si occupa della distribuzione di Cursed Month: l’idea di dedicare uno spazio all’espressione di artisti di provenienza asiatica nell’areale di New York è estremamente lodevole e aggiunge ulteriore fascino all’intera operazione. Bravi tutti.

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Emanuele Pavia
Emanuele Pavia