Minime premesse.
Per chi ci leggeva già: Come vi abbiamo accennato, stiamo cominciando a sondare il territorio italiano e la musica che ne esce fuori. Se siete confusi su cosa significano le stelline, andate qui. Visto che per adesso questa rubrica è in fase sperimentale, abbiate pazienza se qualcosa non torna o se non percepite lo stesso livello di attenzione delle nostre recensioni normali. Andrà sempre un po’ meglio della volta precedente, ma da qualche parte bisogna partire.
Per tutti: eccovi un trio di dischi italiani usciti di recente che, per un motivo o per un altro, abbiamo trovato tra i più meritevoli nelle nostre ricerche.
Questa selezione è anche un buon modo per togliersi dalle palle il rumore di Sanremo. Buona lettura e buon ascolto!
Gorrch – Stillamentum⭐️⭐️

(Avantgarde) | Black Metal
Il duo Gorrch si è formato ben sedici anni fa in un piccolo comune del trevigiano, ma la loro produzione è stata centellinata con parsimonia in pochissime uscite discografiche. La formula orbita da sempre intorno alle derive più asfissianti e (ovviamente) dissonanti del black metal contemporaneo, sotto l’ovvia influenza dei Deathspell Omega; il peculiare gusto chitarristico di Alessandro Scriminich ha però permesso ai Gorrch di affrancarsi con merito dalla schiera di cloni senza identità di Paracletus. I vertici di sofisticazione sono stati raggiunti probabilmente sull’ultimo EP autoprodotto Introvertere, in cui il tortuoso mulinare di riff poteva richiamare alla lontana perfino la musica degli Aosotoh e dei Thantifaxath.
Per il secondo album, Stillamentum, i Gorrch si sono invece avvalsi della produzione di Andrea Petucco (degli Ad Nauseam, altro gruppo cult del Nord-Est). Il suo lavoro rende la musica più intelligibile e ne esalta la ricchezza di timbri e di dinamiche, illuminando tutte le sfumature del loro sound: sinistre degenerazioni di canti gregoriani sepolte dalle distorsioni (Crypt), squarci melodici estatici degni dei migliori Liturgy (Vorago), lampi dissonanti che sconquassano brulicanti riff in palm muting (Larvæ). Si soffre indubbiamente un po’ di stanchezza sul finale, anche perché la struttura dei brani di Stillamentum si ripete lungo tutto il lavoro; ma è impossibile non riconoscere la creatività e la professionalità di esecuzione dei Gorrch. Allo stato attuale delle cose, sono uno dei gruppi più interessanti del metal estremo italiano.
I Gorrch per ora non hanno niente in programma, ma seguiteli su bandcamp per i prossimi aggiornamenti.
Hate Moss – A Hot Mess⭐️⭐️⭐️

(Trovarobato) | Electroclash, Trip-Hop
Gli Hate Moss sono un duo nato a Londra dall’incrocio tra l’italiana Maria Cristina Galassi e il brasiliano Ian Carvalho con un paio di long play all’attivo (Live Twothousandhatein, NaN), varie collaborazioni e anche un’apparizione all’ultima Biennale di Venezia. Tutto molto bello, ma il vero salto di qualità è arrivato ora che sono approdati alla Trovarobato e hanno rilasciato il nuovo A Hot Mess, uno dei dischi italiani e non più interessanti di questa primissima parte del 2026.
Senza girarci troppo attorno, A Hot Mess tira dritto, spinge, è un disco della madonna. Le intuizioni, che oscillano tra l’energia bestiale dell’electroclash e il tono spettrale e morbido del trip hop, si alternano senza soluzione di continuità esplodendo in una marea di direzioni. Lo si vede da come il singolone Bianca, nato per ballarci e stare male, cede il passo ai 150 bpm techno-bigbeat di Mentiras; dalla pazzesca incursione di sax nel refrain di Paradox; persino nella stramba connessione con l’indie rock italiano di Sette, che fa tanto anni ‘00, a casa di quell’amico lì, che sa cosa ascolta il giro. Impossibile non volerlo riascoltare, impossibile non volere andare a un loro set dal vivo.
A Hot Mess è in questo momento suonato in tour in tante date italiane. I prossimi incontri:
28 Febbraio – SNR (Siena)
6 Marzo – Covo (Bologna)
7 Marzo – Spazio Modu (Perugia)
21 Marzo– Mercato Nuovo (Taranto)
22 Marzo – Kindergarten (Benevento)
Lovvbömbing! – PISS! PEAS! PEACE! ⭐️

(Vina Records) | Garage Rock, Post-Punk
È un periodo della mia vita in cui vado avanti a chitarracce e batacchi che vengono dagli anni ‘60 e ‘70, e ho un prurito che sembra possibile sanare solo tramite quel mix di sferzate ottimiste ma smerigliate che si tirano su nei garage. Sono quindi stato piuttosto contento quando ho messo le mani sul debutto dei cesenati Lovvbömbing!, un gruppo nuovo nuovo che tempera il britpunk che tanto ci sta sul cazzo con la musica da battaglia delle sale prove adriatiche, il cui sole batte su di un panorama che sa alternare surf punk ottantiano, hardcore/screamo, jam band e tanta voglia di non fare un cazzo.
Oltre a riassumere l’esperienza del Romagna/Marche underground, vi ho anche dato una breve idea di come può suonare questo PISS! PEAS! PEACE!. Se alcuni pezzi sono smaccatamente messi in piedi con tutti gli occhi al Regno Unito (James Pond), è anche vero che è impossibile non fare pace con tutte le sfocate e affascinanti trovate dal quartetto, dal riffing squagliato di Esquisito River alla scomposta e multimetrica danza punk blues di Doodly Doo. Alla fine della fiera, i Lovvbömbing! riescono a fare una marea di cose diverse e anche solo per questo vanno ascoltati. Non oso immaginare in live.
I Lovvbömbing suoneranno il 28 Febbraio al Covo (Bologna) e stanno pianificando altre date primaverili. Seguiteli su Instagram per tutti gli aggiornamenti del caso!
