COCANHA, TARTA RELENA & LOS SARA FONTÀN – 4132314

Bongo Joe

2026

Avant-Folk

7.5

Chi segue Livore avrà presente quanto siamo pronti a sperticarci in lodi per quella mezzaluna musicalmente fertile che va dall’Occitania alla Catalogna (per chi si fosse perso alcune delle nostre chiacchiere a riguardo: bim / bum / bam); naturale quindi che un disco targato Cocanha, Tarta Relena e Los Sara Fontàn venisse subito intercettato dalle nostre reti a strascico e tenuto in fresco, attendendo l’opportuna degustazione. Queste tre coppie di artisti ci hanno regalato 4132314, tessendo a dodici mani trame musicali direttamente ispirate dai filati un tempo prodotti nella Fabra i Coats di Barcellona. L’idea è ricreare in musica i ricordi delle lavoratrici della suddetta fabbrica, in attività dai primi del Novecento fino agli anni ’80 e ora ospitante performance artistiche ed eventi culturali — ma questo lo potete facilmente leggere nel press-kit

Quello che a noi più interessa riguarda il piano musicale: di recente eravamo rimasti piuttosto impressionati dall’elegante vocalità pan-mediterranea delle Tarta Relena, auspicando un cammino florido per il duo catalano. Questa collaborazione le vede condividere l’uso estensivo della polifonia con le occitane Cocanha, una collisione comunque sensata, ma che a prima vista non sembrerebbe poter portare verso nuovi lidi le coordinate stilistiche dei due progetti. A smuovere le acque arrivano però il violino di Sara Fontàn e la batteria di Eduard Pou, che sotto il nome Los Sara Fontàn hanno negli ultimi anni maneggiato con una certa efficacia elettronica, ritmiche ossessive e sperimentalismo timbrico nei loro pezzi puramente strumentali. Insomma, la nostra speranza guardando questi nomi era che tale amalgama potesse innestare su un impianto dominato dalle voci un pizzico di struttura in più, a volte carente nei lavori di Tarta Relena e Cocanha. Si può dire che in parte questo desiderio si sia avverato, seppur non quanto avremmo voluto.

Innanzitutto, 4132314 contiene un mucchio di graditissimi earworm, nonché un paio di grandi pezzi. In El trap de la pesseta, per esempio, l’interlacciamento tra il groove di batteria e il mantra vocale declamato sullo sfondo fa inevitabilmente muovere il piedino, specialmente una volta che la voce solista innesca la miccia dando inizio alle danze. Segue le stesse orme El minimal wave del Remendar, dove un duetto straziante tra voce e violino cerca di sopravvivere all’accumulo di percussioni dalle timbriche più varie, convergenti su una devastante cassa dritta che macina tutto ciò che si trova davanti. Numeri dal sapore più tradizionale (La Charmantina, La lan deus motons) si frappongono in un rimpallo generale tra le vette di malinconia del medley L’œil d’oie / Belle Doette e l’attitudine spigliata, quasi irriverente di episodi come La Mani de la Puri i la Carme, gioco di declamazioni, cori e risate. La giostra funziona in più occasioni, diverte e intriga — viste le qualità in campo non poteva essere altrimenti.

Abbiamo però un po’ di fattori a lasciarci un sentore di amaro in bocca, e in generale l’idea di un freno a mano parzialmente tirato. Per chiarire, né le Cocanha né le Tarta Relena mettono da parte le specialità della casa: gli intrecci polifonici e i melismi dal sapore levantino, motori di tracce come L’œil d’oie e El phasing de las 15h50, sono sempre molto presenti. Eppure è raro ritrovare qui dentro l’inventiva frizzante che aveva caratterizzato altri episodi nella discografia dei due progetti (si pensi, per citarne uno, all’accoppiata Tamarindo / Odniramat su És Pregunta, che vedeva Ros e Torrella cantare al contrario deliberatamente). E anche sul piano strumentale si poteva forse fare di più: avremmo volentieri accolto un uso maggiormente istrionico del violino, un’elettronica un filo più presente o, per riconnetterci alle nostre speranze in apertura, ulteriore attenzione riservata alle fondamenta strutturali dei singoli pezzi. Ma ad ogni modo, se queste sono le pecche da imputare a un disco vuol dire che l’asticella l’abbiamo alzata di proposito, in virtù di un talento palpabile. Siamo forse noi ad avere troppa fretta e troppe pretese?

4132314 non è il punto di arrivo della carriera di queste formazioni, ma è piuttosto un altro, solido mattone nella costruzione che Cocanha, Tarta Relena e Los Sara Fontàn stanno tirando su con impegno, anno dopo anno. Come sempre in questi casi, il nostro compito è spargere la voce: artisti di questo calibro risuonano particolarmente bene con la nostra natura di ascoltatori, ancor prima che di critici. Dedicate loro del tempo, e non ve ne pentirete.

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Lorenzo Dell'Anna
Lorenzo Dell'Anna